Con sentenza del 14 marzo, la Corte costituzionale austriaca ha sancito che la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea deve essere considerata parametro di legittimità costituzionale per gli atti interni. La sentenza sembra seguire, nelle motivazioni, un percorso logico-sillogistico che appare scardinare un rigido concettualismo proprio della classica concezione gerarchica delle fonti, non tuttavia per proporne un superamento, quanto piuttosto per offrirne una rivisitazione e valorizzarne al contempo alcune potenzialità in un complesso contesto multilivello in cui le integrazioni con il livello di protezione offerto tramite la CEDU rappresentano la giustificazione, in sinergia con i principi del diritto dell’Unione, per cercare una via alternativa, per certe situazioni meritevoli di speciale protezione come i diritti fondamentali, al tradizionale modello della “disapplicazione” che tende ad escludere i Tribunali costituzionali.