On December 21, 2011, the Court of Justice of the European Union (the Court) handed down the preliminary ruling in case C-366/10, on the request of the High Court of Justice of England and Wales. The preliminary questions aimed at assessing whether EU Directive 2008/101 was valid, in light of the international obligations of the European Union (EU), in the part imposing environmental measures on flights that are carried out, at least in part, outside the EU airspace. The Court ultimately confirmed the validity of the Directive.
In this decision, the Court took the chance to elaborate on the relationship between the law of the EU and international norms, both of conventional and customary nature. In this post, I will summarize the background of the case and the legal reasoning of the Court. Whereas I will try to provide a comprehensive account of the Court’s decision, I will limit my analysis to a specific issue – the understanding of extraterritorial jurisdiction. For further and wider comments and reflections, see this and this recent posts.
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The EU Charter of Fundamental Rights – now in force and legally binding for more than two years – has guided EU law-making from the very first draft all the way through to the statute book. The Charter sets out fundamental rights – such as freedom of expression and the protection of personal data – that reflect Europe’s common values and its constitutional heritage. The European Commission’s second annual report on the Charter finds that fundamental rights concerns are increasingly embedded in EU policy-making. For example, travellers will be entitled to opt out of security scanning at EU airports and be screened using other methods thanks to Commission action to take on board privacy concerns in a new EU law. The EU Court of Justice increasingly refers to the Charter, notably in landmark decisions on sex discrimination and Internet privacy. Today’s report is part of the Commission’s efforts to raise people’s awareness of the Charter, when it applies, and the role of EU institutions in the field of fundamental rights.
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Il rinvio pregiudiziale alla Corte dell’Unione non cessa di porsi al centro del dibattito tra gli studiosi, che anzi negli ultimi tempi si è fatto vieppiù acceso ed approfondito[1] e che, con ogni probabilità, riceverà ulteriore linfa proprio dalla pronunzia qui succintamente annotata. Una pronunzia che, invero, solleva un mucchio di questioni di considerevole rilievo, a più piani e sotto più aspetti: da quello teorico-generale all’altro istituzionale (avuta attenzione all’equilibrio che per sistema si ha tra giudici ed operatori restanti, con particolare riguardo a quelli preposti alla direzione politica), all’altro ancora delle relazioni interordinamentali (con specifico riferimento ai rapporti intercorrenti tra giudici e parti per un verso, giudici nazionali e giudice dell’Unione per un altro verso).
Cose egregie sono al riguardo già state dette da una sensibile dottrina, che ha prontamente fatto oggetto la decisione in parola di una puntuale analisi[2], sulle quali ora non indugerò, limitandomi a talune osservazioni di ordine generale circoscritte unicamente ad un paio di punti.
Continua a leggere "Il Consiglio di Stato e il “metarinvio” pregiudiziale (a margine di Cons. St. n. 4584 del 2012)" »
Il diritto alla protezione dei dati personali, in Germania, ha assunto tratti talmente specialistici da costituire ormai una materia a sé. Nonostante la cospicua crescita del corpo normativo e la costante presenza di soluzioni che ricercano una convergenza tra diritto e tecnica per far fronte ai rischi insiti nelle tecnologie informatiche, l’inquadramento costituzionale del Datenschutz è rimasto nel tempo relativamente stabile.
Punto di riferimento imprescindibile resta ancora la sentenza sul censimento del 1983, che ha elaborato il diritto all’autodeterminazione informativa (Recht auf informationelle Selbstbestimmung: RiS), definito come il diritto di decidere da sé in merito all’uso e alla comunicazione dei propri dati personali. Il RiS è una concretizzazione del diritto generale della personalità (art. 2 comma 1 e 1 comma 1 GG); la sua centralità – e al contempo la sua residualità – non è venuta meno dopo l’individuazione del nuovo e diverso (ma secondo alcuni superfluo) “diritto alla garanzia della riservatezza e dell’integrità dei sistemi informatici” (BVerfGE 120, 274, del 27 febbraio 2008).
Continua a leggere "Dati relativi alle telecomunicazioni e sicurezza in una nuova pronuncia del BVerfG" »
L’elezione di Aung San Suu Kyi al Parlamento birmano ed il quasi contemporaneo viaggio del Presidente del Consiglio Mario Monti in Cina hanno riportato al centro del dibattito italiano il tema dei diritti fondamentali e della democrazia in Asia.
Per contribuire al dibattito, secondo la prospettiva del nostro blog, è forse utile ripubblicare e far circolare la “Carta 2008”, un manifesto di resistenza ed opposizione politica, sottoscritto da intellettuali ed esponenti della cultura cinese – alcuni dei quali in carcere anche per questa ragione -, che invoca il rispetto dei diritti umani e l’adozione dei principi del costituzionalismo liberal-democratico.
Il merito di avere riproposto alla nostra attenzione questo manifesto è di Peter Häberle, che ne ha discusso in una recente conferenza tenuta presso l’Università di Roma La Sapienza, valorizzandone, soprattutto, il valore politico e gli scenari che prefigura.
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L’ordinanza di rimessione alla Corte di Giustizia del Consiglio di Stato.
Ha destato notevole interesse l’ordinanza con la quale il Consiglio di Stato ha rivolto alcuni quesiti pregiudiziali alla Corte di Giustizia –ord.5.3.2012 in proc. 4584 del 2011, in http://www.giustizia-amministrativa.it/DocumentiGA/Consiglio%20di%20Stato/Sezione%206/2011/201104584/Provvedimenti/201201244_18.XML-.
Il provvedimento, che pure solleva in via subordinata questioni pregiudiziali in ordine al regime concorrenziale e degli aiuti di stato che non saranno oggetto della presente analisi, svolge numerose considerazioni sul ruolo del rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia affermando, in estrema sintesi, che:
1)la giurisprudenza comunitaria, rispetto all’obbligo del giudice di ultima istanza di rimettere alla Corte di Giustizia il rinvio pregiudiziale, ha tra l’altro affermato che lo stesso va escluso quando la corretta applicazione del diritto comunitario può imporsi con tale evidenza da non lasciar adito a nessun ragionevole dubbio sulla soluzione da dare alla questione sollevata
Continua a leggere "I dubbi del Consiglio di Stato sul rinvio pregiudiziale alla Corte UE del giudice di ultima istanza. Ma è davvero tutto così poco “chiaro”? (Note a prima lettura su Cons.Stato 5 marzo 2012 n.4584)" »